La Religione degli Indoeuropei

 

 

la maschera di agamennone

La maschera di Agamennone datata 1500 a.c.
(ritrovata da Schliemann a Micene nel 1876)

 

Le prime avanguardie di quelli che nel tempo sarebbero divenuti i Germani, gli Italici, gli Ellenici, i Persiani, gli Indiani, cominciarono a migrare da quel grande bacino antropologico indoeuropeo che con tutta probabilità fu la zona dell'Europa orientale (Urali, Mar Baltico) e si sovrapposero, dall'Europa occidentale all'India, alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élites militari tecnicamente più avanzate, detentrici della metallurgia del rame e del bronzo, imponendo alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione. La struttura della società indoeuropea è di stampo patriarcale, organizzata come un grande clan tribale attorno a una figura di pater familias, e anche le principali divinità sono celesti e maschili (Zeus, Crono, Urano, Saturno) in forte opposizione con il culto della dea madre lunare-terrestre.
Gli dèi indoeuropei sono collegati con il sole e con il cielo, forse perchè è questa l'unica componente del paesaggio costante e immutabile per le popolazioni nomadi. Il dio padre cielo, nelle sue caratteristiche di immutabilità, onniscienza e onnipotenza, si manifesta per eccellenza nella divinità nota come *Dyeus *pətēr (Indoeuropeo: 'Padre cielo luminoso'), da cui deriverebbero poi lo Zeus patēr dei Greci, lo Iuppiter (Giove) dei latini, il Diauh pitā degli antichi inni vedici , il Teiwaz-Týr dei Germani.
Nel descrivere la religiosità indoeuropea, Hans F.K. Günther scrive tra l’altro:
«Per gli Indoeuropei il problema dell’anima e del corpo non è mai troppo importante, neppure nella vita religiosa. Questo problema non li ha mai oppressi, mai essi spregiarono il corpo per conferire all’anima un valore più grande. L’idea di un corpo costretto nel mondo, sudicia prigione di un’anima anelante oltre di esso a un aldilà, è assolutamente lontana da loro».
La nostra comune identità ancestrale di Europei è poi ben documentata nelle sue linee principali, dato che popolazioni anche tra loro geograficamente molto distanti possiedono forti caratteristiche comuni nel lessico, nella morfologia linguistica, nella grammatica e addirittura nella cultura.
Secondo lo studioso francese Georges Dumézil forti parentele riguardano anche la religione, le istituzioni, la famiglia; le società indoeuropee appaiono ovunque gerarchizzate e divise in tre caste: produttiva (uomini e donne liberi, commercianti, artigiani e contadini), militare (guerrieri, cavalieri, capi tribù, conti e re) sacrale (sacerdoti) con i servi e gli schiavi relegati solitamente in una posizione di soggezione. A capo del corpo sociale si trova un re, che è più che altro un capo carismatico eletto dai guerrieri, da notare l'affinità linguistica tra l'indoeuropeo *rēgs, il latino rēx, il celtico rīx, il sanscrito raja e il greco arégō.
Quanto al ramo indiano ed ellenico dell'indoeuropeo, anche nei Veda e nei poemi epici Mahābhārata e Ramayana, così come nei poemi omerici, viene descritta una nobile società eroica e guerriera che si sovrappone a popoli preindoeuropei.
Lo spirito religioso indoeuropeo si manifesta nei poemi e nelle tragedie greche, da Omero a Eschilo, i cui caratteri eminenti sono la capacità osare, di spingersi costantemente oltre il limite, di godere intensamente della vita, pur mantenendo un profondo senso del dovere, dell'onore, dell'integrità. Tipico della religiosità indoeuropea è il sentimento della tragicità dell’esistenza, dove l'uomo si erge davanti al fato, al mistero dell'esistenza, che accomuna uomini e dei, con rispetto e con dignità.

 

 

L'Agamennone di Eschilo

Nella nota tragedia di Eschilo Agamennone è perfettamente rappresentato il conflitto nel passaggio dalla società matriarcale, rappresentata da Clitemnestra, alla società patriarcale, rappresentata da Agamennone: Agamennone sacrifica la figlia Ifigenia per placare gli dei che impediscono la sua partenza per Troia. Clitemnestra, madre di Ifigenia e moglie di Agamennone, lo aspetta per dieci anni covando vendetta, e al suo ritorno lo uccide. Oreste, il loro figlio maschio, aiutato dalla sorella Elettra, uccide a sua volta la madre per vendicare il padre.
Un altro elemento centrale emerge dalla tragedia, il senso profondo del legame con la famiglia di origine, il ghénos, contrapposto al senso civico del dovere, altrettanto forte, nei confronti della pòlis, la società. Agamennone sconta le colpe dei padri e nel contempo sacrifica la sua vita alla logica dello stato e della conquista, così come Ulisse antepone la guerra e la ricerca del limite ai doveri di padre e di marito.
E comunque ricorre ostantemente nella tragedia di Eschilo il tema del sophronein, ossia dell'essere e divenire saggi, non tanto da un punto di vista intellettuale ma piuttosto etico comportamentale nel senso di umiltà, rispetto e moderazione nei confronti della divinità. Il principio greco del pathèin mathos, ossia ottenere attraverso la sofferenza la saggezza, si manifesta nell'esperienza personale dell'uomo che sperimenta in sé il dolore e la paura. E' forse il più alto tentativo del mondo pre-cristiano di porre il problema del male in una concezione religiosa, che attribuisce alla divinità l'intento incomprensibile di dirigere le vicende umane secondo un imperscrutabile disegno.

Il materiale pubblicato su queste pagine è stato preso dal libro "Runemal, il Grande Libro delle Rune" pubblicato con la casa editrice L'Età dell'Acquario.
 

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